La sala d’attesa era normale con sedie marroni e musica classica: violino, precisamente. Un gruppo di donne sconosciute attendeva ciascuna il suo turno, chi con impazienza, chi con curiosità e anche chi con imbarazzo.
Lei era seduta in fondo, non voleva farsi notare in quell’occasione ma soprattutto non voleva che si notasse il leggero tremolio della gamba.
Via una avanti poi l’altra.
Poi lei.
Avanti.
“Salve, si accomodi.“
In generale non era una ragazza timida ma in quel momento lo era, eccome se lo era!
L’esordio:
“30 anni. E non essere mai venuta.“
“Non si preoccupi.” In effetti erano proprio quelle le parole che si abbinavano perfettamente con i lineamenti di quel viso paffutello, ma rassicurante. “Di lei so che ha 30 anni.“
“Si.“
“E che non è mai venuta.“
“Si…“
“In realtà…” le tonalità della pelle intanto iniziavano a scaldarsi “…non so nemmeno spiegarglielo. Si, venire… Sono venuta. Ma non so, credo di non essere normale. O forse ho un problema.“
“Lo scopriamo subito. Si spogli. Completamente. E si sdrai.“
Mentre era nuda sdraiata sul lettino, chiuse gli occhi. Poteva sentire meglio il rumore della pioggia e il battito leggermente accelerato del cuore. “In mancanza di luce, vengono meno anche i colori…” malinconicamente pensava. E senza i colori anche la vita si ingrigisce, con il timore che il sole rimanga per sempre nascosto dietro le nuvole.
“Faccia un bel respiro, apra le gambe e si rilassi.“
Freddo.
Qualsiasi cosa le fosse penetrato, nel punto più delicato e vivo di una donna, in quel momento non era affatto piacevole. E si muoveva: prima dall’alto verso il basso, poi sempre più in profondità.
Le scappò un “Ah…!…” di dolore misto ad imbarazzo.
Gli occhi continuavano ad essere chiusi, il colore era diventato decisamente rosso in viso e il corpo in quel momento non rifletteva per nulla 30 anni. Era candido, quasi immacolato, inteso come “non violato”. Sembrava la prima visita di un adolescente che non aveva ancora scoperto il mondo del sesso.
Vergine.
Ma non lo era.
E se lo fosse stata dopo l’introduzione di quel coso di certo… non lo sarebbe stata.
Entrambe le mani le afferrarono prima un seno, poi l’altro, con forza, meticolosità e precisione, sino al capezzolo. Quello che era iniziato con un’invasione leggermente brutale del proprio corpo, stava diventando quasi quasi… piacevole. Più confortante almeno.
Proprio sul più bello, il rumore della pioggia e dello sfregamento delle mani sui seni furono interrotti:
“Prego, si rivesta. Signorina lei è in perfetta salute. Ovaie e seno perfetti. Anche l’utero, ma… È retroverso.“
“Quindi c’è un problema? Posso avere figli?“
“Assolutamente sì.“
“È incredibile quanto una che non vuole avere figli entri nel panico quando corra il rischio di non poterne avere…” Pensò. “Che poi, in realtà è così per tutto: entriamo nel panico quando sappiamo di poter avere una cosa e la vogliamo. Ah… se la desideriamo, fino ad impazzire.”
Ma non possiamo averla.
“Lei può avere tutti i figli che vuole. Incide semplicemente sul dolore che prova quando ha il ciclo. Immagino che in quei giorni lei sia davvero di pessimo umore…“
“Lei, non immagina quanto! Ma mi dica, quindi lei mi sta dicendo che ho l’utero retroverso?“
“Sì…“
“Ma che sono in perfetta salute?“
“Sì.“
“Ma quando ho il ciclo e sento il suicidio incombere è del tutto normale?“
“Assolutamente sì. Una domanda: perché sta usando il cerotto che le amplifica questa sensazione? Cambi immediatamente sistema anticoncezionale! Lei ha una vita sessualmente attiva? Non mi dica che ha problemi con gli uomini che non ci credo!“
“Con gli uomini no… Con uno sì. Ma non è lui il problema… Sono io. Temo che la malattia più contagiosa al mondo sia… Il casino. E sono io il casino. E faccio sempre casino.“
“Ah. Guardi, su questo proprio non posso aiutarla. Però le posso prescrivere un’altro contraccettivo per farla stare meglio. Ma… Se posso… Lei non ha proprio niente che non va.“
Uscendo dallo studio, la pioggia era finita. Un raggio di sole le accarezzò il viso. I colori stavano tornando.
“Anche l’utero dovevo avere diverso dalle altre”. Rise.
Era ciò che la rendeva diversa a renderla speciale, a fare la differenza… Sperava in cuor suo.
Un giorno, di sicuro, se ne accorgerà anche lui.
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