Krav maga

Noi della vergine, quando gli altri pensano ai problemi, noi abbiamo già la soluzione”.

Sulla settantina, fibra d’acciaio. Contro il gigante Golia, non avrebbe bisogno nemmeno della fionda. Bastava lo sguardo.

Lui era il Maestro di Krav Maga, disciplina nata nella prima metà del XX secolo grazie all’ufficiale dell’esercito israeliano, Imi Lichtenfeld, esperto in tecniche di lotta occidentali su richiesta dello stesso governo Israeliano. Wikipedia la definisce “un sistema di combattimento efficace ma rapido da apprendere, al fine di addestrare le neonate forze di difesa israeliane”.

Lei preferiva chiamarlo “auto-difesa”. Anche se nel suo caso le serviva per imparare a prenderle. Visto che non era in grado di darle.
E nonostante il suo corpo si riempisse velocemente di lividi, era di fondamentale importanza ciò che sta veramente imparando: a reagire.
Non era solo questione di rispondere a mosse con contro-mosse di difesa per aver salva la vita.
Ma molto di più: trovare soluzioni dinanzi ad insidie improvvise.

E poi… glie’aveva chiesto lui: “Ti servirebbe. Se ti dovesse capitare qualcosa devi essere capace a difenderti. In qualsiasi situazione“. Ma lei sapeva che non sarebbe stato utile solo per l’eterna vulnerabilità fisica (e non solo) del sesso debole. Era ormai nota la costante cronaca nera relativa alla violenza sulle donne. Senza tralasciare ovviamente la violenza sugli uomini, che è sempre più frequente, anche se molto più taciuta.

Camminare per strada, sui mezzi pubblici, al supermercato… Ogni santo giorno le donne si sentono osservate. Quella odiosa sensazione di disagio che nasce solo perché si tratta di… donne. Du du du, da da dà. Dolcemente complicate e certamente spaccaminchia, ma questo non deve in alcun modo giustificare quella incessante sensazione di paura o anche solo di disagio che si corre il rischio di vivere quotidianamente.

Quando poi dallo sguardo si passa ad un lento avvicinamento fino alla violenza fisica, con tutte le sfumature che ci sono in mezzo… Beh, dobbiamo farlo. Dobbiamo avere come nostro più valido alleato non la forza bruta, ma quella necessaria per trasformare l’attacco a nostro vantaggio.
Questo l’insegnamento del Krav. Questo l’insegnamento del maestro.

Prima regola: EVITARE”. Questo è il sacro mantra che ogni volta ci ripete, all’inizio di ogni lezione.
Scappare” la seconda.

Quando però lo scontro diventa inevitabile è d’obbligo REAGIRE.

Trovare il modo per liberarsi con mosse decise e precise: per queste non ci va chissà quale forza… Energia si, forza no. Determinazione. È questo che spiazza l’avversario.

Ad esempio: borsa sotto il braccio, camminata lungo una strada poco trafficata di una qualsiasi città, magari al crepuscolo. All’improvviso può comparire il fatidico “Sciau Bela!” che può limitarsi al saluto fastidioso. Qui si può tranquillamente seguire la regola n. 1: sguardo deciso verso la destinazione prestabilita. Evitare.
O… può andare oltre.
Potrebbe avvicinarsi, pararsi davanti e sbarrare la strada. Anche in questo caso se l’avvicinamento non è troppo nei pressi, il consiglio è di seguire sempre la regola 1. Ancora meglio, quando e se possibile, la regola 2.

Ma succede. Può succedere che uno stronzo voglia rompere i coglioni, sul serio e vi prenda per i polsi per tirarvi verso di lui.
In questo caso è necessario SPEZZARE la forza. Ovvero congiungere le mani, spostarvi di lato e, dopo un passo in avanti, far ruotare i polsi verso di voi e dare un colpo deciso. In questo modo, nonostante la forza avversa, non potrà in alcun modo impedirvi di liberarvi.
E se vi afferrasse per il collo? Ancora più semplice. Con una mano è necessario afferrare le mani che stringono e alzare l’altra verso il cielo. Sempre con un movimento deciso, ruotare tutto il corpo di lato e piegare il gomito sulle sue braccia distese, in modo che una volta che si avvicina ancora di più, siamo pronte per sferrare una bella gomitata sul naso.
P.s.: è necessario tenere sempre bene a mente che il naso è fra i punti più delicati del corpo, ovviamente dopo i coglioni. Li la ginocchiata è come il nero: un classico che non passa mai di moda.

Ultimo consiglio: i capelli. Soprattutto nello scontro fra donne. Ebbene si. È noto che le donne preferiscano come appiglio i capelli per sfogare la propria collera. Anche in questo caso le indicazioni sono precise: primo afferrare saldamente con entrambe le mani la presa salda sui capelli e poi… click. O meglio… CRACK. Farlo ruotare con tutta la forza che si ha, facendo girare di 180° il proprio corpo.
Posso assicurare che la donna in questione non proverà piacere. Affatto.

Ovvio, fosse la vita una serie di mosse e contro mosse prevedibili, sarebbe tutto più facile.
Magari più noioso. Sicuramente più sicuro. Ma la vita, ahimè non è così. Senza ombra di dubbio.
E non basterebbe teoria, disciplina e maestro in grado di insegnare a difendersi da tutti i pericoli.
Ma possiamo provarci. A sentirci se non più forti, almeno più sicure. Anche se si corre il rischio che il proprio corpo almeno una volta alla settimana sembri passato in un tritacarne, c’è anche il vantaggio che durante il corso si finisca casualmente in coppia con un tipo carino che man mano si trasformi in un tipo da sballo. E che sempre, casualmente, dobbiate provare tutte le mosse, comprese quelle a terra. Uno sopra l’altro. “In quel caso, prima regola: assecondate”.
Ahhh se se lo dice il maestro… chi siamo noi per opporci alle regole?
E poi sferrate il colpo decisivo per liberarvi”.
Ma, mi raccomando. Non è quel colpo… quello che in realtà vorreste prendere dal tipo da sballo di cui sopra. No, è quello decisivo. Quello che vi permette con un solo balzo di sbilanciarlo e liberarvi.
E avere salva la vita.

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