Arrivo a Ferrara intorno alle sette di sera e per la prima volta in quell’autunno mi trovo davanti alla nebbia che avvolge e ovatta tutto.
Prendo il trolley dal bagagliaio e sopra all’abito elegante decido di indossare il cappotto in panno blu anche se solo il piazzale del parcheggio mi separa dalla hall dell’albergo in cui ho prenotato. Entro infreddolito ma con addosso anche la carica di quella giornata fitta di riunioni e anche di risultati concreti chiusi nella valigetta di un commerciale desideroso di dimostrare prima di tutto a sé stesso il proprio valore.
Appena dietro avverto un rumore secco di tacchi che si dirige come me al banco accoglienza. Ci arriviamo insieme e ci affidiamo rispettivamente ai due impiegati presenti.
“Buonasera e ben arrivato! Prima volta qui? Mi servirebbe il suo documento…” mi dice con cortesia l’addetto della reception. I successivi minuti vuoti consentono a me e alla sconosciuta di guardarci intorno in attesa delle chiavi della stanza. Ci rivolgiamo un reciproco sguardo non breve e poi un altro, più rapido e discreto. I meccanismi della chimica però sono ancora più rapidi di noi e molto meno discreti.
Le chiavi vengono consegnate a entrambi con uno scarto di pochi secondi l’uno dall’altra e mentre vado verso l’ascensore il secco ritmo dei tacchi mi segue nuovamente. L’ascensore si apre, dentro una coppia di uomini. Faccio uscire. Entro. Mentre mi volto e mi accingo a rivolgerle un invito ad entrare lei mi anticipa con un deciso… “Posso?”
“Certamente, prego…”
“Lo stesso suo…”
Non mi dà modo di fare la consueta domanda.
“Non ho potuto fare a meno di ascoltare al bancone… Le camere dovrebbero essere una accanto all’altra.” Come se questa frase fosse stata un eccesso di confidenza è immediatamente arrossita ma solo leggermente, mantenendo sicurezza. Non spiccava per bellezza e non era stereotipata, però si capiva che aveva fascino e spigliatezza.
Mentre premo il tasto 4, sorrido e lei mima un leggero brivido e sottolinea: “Non fa proprio caldo stasera…“
Annuisco brevemente per dare conforto al suo pensiero e arriviamo al quarto. Solito sguardo al muro per cercare le indicazioni dei numeri delle stanze e sì, sono effettivamente una accanto all’altra.
Azzardo…. “Se le fa piacere le faccio compagnia per un aperitivo…. Cena in hotel?”
“Mi piacerebbero entrambe le cose ma ho una specie di cena riunione con una cliente e ahimè…non ho scelta.“
“Allora le auguro una buona serata“, le dico prima di allontanarmi per raggiungere la mia porta. Accostiamo le chiavi elettroniche e prima di entrare ci rivolgiamo uno sguardo carico di segnali ma ci dobbiamo arrendere.
“Grazie e buona serata“, chiude lei.
Verso le 22,45 sento ancora quei passi nel corridoio e non ho dubbi che sia lei.
Entra in stanza e inizio a chiedermi se fare qualcosa o non fare niente. Bussare? Al muro o direttamente alla porta? Nessuna delle due ma nel frattempo trovo intrigante immaginarla al di là del muro. Sento nettamente gli ultimi due passi prima che saltino via le scarpe in rapida sequenza. E sento anche, per la frazione di secondo che serve, il rumore di una zip, corta come quella di una gonna e mi chiedo se sarà scivolata a terra o appoggiata con cura sulla sedia.
I muri degli hotel hanno spesso il difetto di farti sentire troppo. Gente che russa, conversazioni troppo lunghe e infinite serie di suonerie abbinate a troppi messaggi in arrivo da mogli o mariti che ti raccontano la noia di una giornata faticosa tra lavoro e figli. Per contro però certi muri rivelano dettagli stuzzicanti che si alleano con la nostra fantasia. Oppure non c’è bisogno di alcuna immaginazione perché è tutto molto esplicito.
Il rumore d’acqua mi suggerisce ovviamente che è in bagno così come l’armeggiare con qualcosa che penso essere il beauty. Sicuramente dei prodotti struccanti. Poco dopo è vicina al letto. Me lo rivela il rumore della spina inserita nella presa per il cellulare probabilmente scarico.
Suono. Silenzio.
Vibrazione. Messaggio.
Quando lei scrive nessun rumore di tastiera. Quando invia nessun suono. Che Dio ti benedica sorella!
Vibrazione. Messaggio
Vibrazione. Messaggio.
Così per qualche minuto. “Adesso si sentiranno…” mi dico. E invece no.
A chi scrivi sconosciuta? Alla mamma? Al marito? Una amica… O forse l’ultima faccenda legata al lavoro.
Diversi minuti di silenzio e poi ancora vibrazioni ma questa volta non sono del telefono: variano rapidamente fino a sintonizzarsi sul ritmo che ha deciso di preferire. Il cambio di scena mi fa salire i battiti e l’eccitazione arriva immediata. Guardo la mia erezione attraverso i boxer dopodiché mi alzo dal letto per accostarmi un po’ alla parete che separa le due stanze. Alla vibrazione cominciano ad aggiungersi gemiti brevi e acuti.
La vibrazione cessa ma aumentano i gemiti. Mi libero dei boxer e comincio a masturbarmi ma resto fisso sulla scena che nel frattempo è un film nella mia testa. È cambiato il rumore che inequivocabilmente è di un succhiaclitoride. Lo posso intuire appoggiato adesso direttamente alla parete nei momenti in cui geme intensamente e lo stacca per qualche secondo dalla vulva impaziente.
Decido, anzi non decido.
Busso con tre piccoli colpetti alla parete a distanza un paio secondi l’uno dall’altro. Quel rumore improvviso provoca, oltre il muro, un silenzio immediato di chi vuole capire cosa decidere e dse decidere.
Silenzio. Circa un minuto.
Poi nuovi gemiti che questa volta non si fermano più. Sento movimento, ritmo, sospiro che trasuda trasporto. Ognuno sa che l’altro è lì al di là del muro e sta facendo esattamente la stessa cosa. Inizio a gemere anche io che di solito godo silenzioso ma sento che durerò poco prima di esplodere spinto da quella situazione così assurda e allo stesso tempo travolgente.
Al suo primo “Sììì…” vengo guardando i tre fiotti di sperma che mi inducono spasmi intensissimi in tutto il corpo. Lo stesso succede al di là del muro quando la sento godere strozzando in gola l’urlo di un orgasmo che deve aver desiderato per tutta la sua cena riunione. Seguono lunghi minuti di silenzio e pensieri di “come sarebbe stato se…“
Quei pensieri mi tengono sveglio e inquieto ma sento altrettanto il rilassamento muscolare post orgasmo. Faccio in tempo a darmi una rapida ripulita prima di precipitare nel sonno.
La mattina dopo da sotto la porta è stato fatto passare un biglietto scritto con una calligrafia scolastica ma elegante: “Non ho avuto coraggio, ma ti ho dedicato l’orgasmo che hai sentito… Buona fortuna sconosciuto“.
Ringraziamo un nostro lettore che ha voluto raccontarci questa sua esperienza di vita vissuta, mettendo a nudo non solo il lato erotico della serata ma ponendo anche l’attenzione su quanto ciascuno di noi sente il bisogno di non essere da solo. Anche con un muro di mezzo.

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