Allo specchio. Con occhi diversi.

Era passato qualche anno dall’essersi fermata qualche minuto davanti allo specchio. Non lo faceva mai, un po’ perché si trovano sempre delle scuse come essere sempre di corsa, un po’ perché aveva paura.

Paura”.
Se gliel’avessero chiesto ad una tipa così avrebbe risposto “Paura di che? Quale paura?”.

Non di certo quella di invecchiare e osservare da vicino i segni del tempo. Oppure i soliti difetti, quelli di una vita intera: i fianchi morbidi, il ventre a forma di s, i denti non perfettamente allineati…

Eppure quel pomeriggio, quell’uggioso pomeriggio, l’aveva portata dopo una doccia bollente a passare per caso davanti allo specchio e, questa volta, a soffermarcisi.

Una volta sfilato l’asciugamano dalla testa, i capelli bagnati scesero verso le spalle in modo indisciplinato. Qualcosa nel suo sguardo quel giorno la colpì e di istinto decise di far cadere ai suoi piedi anche l’asciugamano che le cingeva il corpo.

Ciò che vide fu… sorprendente.

Il suo corpo, nonostante i segni del tempo (erano passati quasi 10 anni dall’ultima volta che aveva provato un’emozione del genere davanti allo specchio), lo vide sempre uguale, come se le lancette dell’orologio non si fossero mai mosse. Morbido, accogliente, energico.

Aver perso qualche chilo ultimamente l’aveva aiutata a sentirsi più leggera, anche se la cosa non le importasse più di tanto.

Come non aveva fatto differenza quel poco di sport che riusciva a fare durante la settimana. Il suo corpo in realtà non veniva plasmato perlopiù da fattori esterni. Era come se si modellasse di volta in volta dall’energia che veniva da dentro, da uno stato mentale che poteva renderla la più orgogliosa del mondo in grado di spostare le montagne, e nello stesso tempo, poteva abbatterla come nessun altro al mondo.

Partendo dai suoi piedi, affusolati da anni di danza classica: ne sollivò uno per osservare la curva perfetta che faceva il collo del piede.
Potresti venderli su onlyfans talmente sono belli!” scherzava lui. Il suo compagno. Il suo “Specchio”. Era suo il compito quello di farle notare quanto gli piacesse il corpo di questa giovane donna, di quanto gli facesse salire la cagnazza quando per gioco addentava la morbida natica di lei tirandole giù leggermente i pantaloni e gli slip.

Le donne sono così, spesso si trascurano assorbite i mille dilemmi esistenziali e perdendosi dietro alle cazzate infinite. Si invecchia, si ingrassa, ci si lamenta, e poi arrivano loro che si trasformano negli avvocati delle cause perse, tentando invano di ricordarle che a volte sono proprio i difetti a farli innamorare.

Se invece si utilizzasse più spesso lo specchio, se ci si dedicasse qualche minuto al giorno non per cercare difetti o nuove problematiche ma per notare i dettagli e la loro bellezza, allora (forse…) tutte potrebbero davvero sorprendersi.

Dal collo del piede alla caviglia, su per il polpaccio.

La prima cosa che ho notato di te, forse quella che mi ha fatto innamorare, è stato proprio il polpaccio”. Le risuonarono in testa quelle parole, sempre del suo compagno, che puntualmente le ricordava la prima volta che l’aveva vista. Quando si usavano ancora i pinocchietti e gli smanicati. Gli piaceva ricordarle che anche al polpaccio, come alla natica, oltre che ad affondargli i canini li avrebbe lentamente baciati. Sarebbero stati la griglia di partenza per poi dedicarsi all’interno coscia e proseguire verso… Più sù.

Qualche goccia di acqua che scendeva giù dai capelli ancora bagnati l’aveva fatta soffermare sulle spalle, troppe volte causa di dolori e stanchezza che lei avrebbe definito “sovraumana” come si fosse sempre portata tutte le difficoltà del mondo su quelle spalle.

Sicuramente si era portata le sue e c’erano stati dei momenti in cui le difficoltà le erano sembrate così pesanti che quasi le incurvavano la schiena, roba da non alzare più lo sguardo. Ora invece era bella dritta, con le spalle aperte. Erano li da incorniciarle il magnifico seno.

Hai proprio delle belle tette! Chiedimi cosa preferisco del tuo corpo”.
Scemo…”.

Rotonde, morbide, capezzoli non certamente piccoli. Loro erano li, una certezza, nonostante la perdita di peso. E lui moriva dalla voglia di stuzzicarle, sfiorarle di nascosto, darle la buonanotte, insomma era davvero innamorato di quelle tette!

Sollevò le braccia e si porto le mani verso i seni stringendole leggermente come per simulare un reggiseno push up.

Eh si lo ammetto sono proprio delle belle tette che non vedono lora non solo di essere ammirate ma anche fotografate!” Su questo era d’accordo con lui.

I fianchi erano ancora la parte più protettiva del corpo, facendo la stessa forma a S, morbida, come se fossero una sciarpa di seta delicatamente appoggiata, esattamente come 10 anni prima. Si stupì guardandosi, in fondo era ancora quella giovane trentenne o, almeno, il suo corpo raccontava quello. E per quanto la imbarazzasse ammetterlo, era il suo compagno a ricordarle costantemente quanto fosse eccitato dal suo corpo, non chissà quanto atletico o allungato ma sicuramente femminile, armonioso ed accogliente.

Con una mano continuò a stringere il seno sinistro mentre con l’altra decise di scendere giù verso le cosce,niniziava a sentirsi bagnata. Ed era proprio così.

Si stava eccitando.

Stava finalmente godendo di lei. Era tornata a piacersi, ad apprezzarsi. Come non faceva da tempo. Così la mano destra affondò giù, nella sua voglia, e il brivido corse dal basso ventre lungo la schiena, fino ad arrivare alla base del collo. Il suo corpo di arcuò leggermente, come se non stesse aspettando altro che la virilità del suo compagno per riceverne vigorosamente il membro: le sembrava di sentirlo, appoggiato dietro di lei mentre con le mani le allargava le natiche (anch’esse apprezzate e riempite sempre di complimenti e non solo di quelli…), scorgendosi anche lui nello specchio.

Non si era accorta che in realtà lui, lì, c’era davvero: era dietro lo stipite della porta, ad osservarla di nascosto.

La sua eccitazione gonfia nei pantaloni quasi pulsava e non avrebbe esitato nemmeno un momento per di saltarle addosso.

Invece no.

Non voleva interrompere quella magia che si era creata fra lei e lo specchio.

Stavano godendo tutti e due moltissimo, con sensazioni indescrivibili.

Il vero culmine fu quando lei alzò lo sguardo verso… lo specchio. Lì ebbe finalmente il coraggio di guardarsi negli occhi: accessi, vivi, pronti a rovesciarsi all’indietro per raggiungere il culmine del piacere.

Fu la bocca a socchiudersi a forma di “U” ad essere il segnale dopo il quale scatenare l’inferno. Le dita della mano destra si muovevano dolci e decise allo stesso tempo e “usavano” gli umori del suo sesso per aumentare ulteriormente l’eccitazione, scivolavano prima lente e poi veloci, prima sfioravano leggermente e poi entravano con decisione. La mano sinistra non lasciava mai i seni, passando da uno all’altro per darle quel brivido che è possibile provare solo quando i capezzoli vengono pizzicati nel modogiusto. Gli occhi… Gli occhi sempre verso lo specchio, verso il suo io.

L’orgasmo fu così intenso e vorace che quasi faticò a stare in piedi. E fu proprio qui che intervenne lui che la accolse fra le sue braccia stringendola fortissimo, vivendo insieme a lei un momento così intenso quasi come se fosse venuto anche lui nello stesso momento.

Sei bellissima”. Le sussurrò solo nell’orecchio.

Ancora ansimante rispose:

L’ho visto anche io” ammise per la prima volta in vita sua.

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