Allo specchio

Era appena entrata in casa dopo una lunga giornata di lavoro.
Una leggera vibrazione del telefono l’avvisava sempre quando lui la cercava.
“Sei arrivata?
Sì…”.
Che fai?“.
Mi sto spogliando e…
E…?
Sono davanti allo specchio“.
Ah“.
Sì, ultimamente quando torno a casa, ho iniziato a… guardarmi“.
Cioè?“.
Mi spoglio lentamente. Uno strato dopo l’altro, sbottonando la camicetta o sfilando le calze e osservo il mio corpo. Una specie di rito. Non mi sono mai guardata molto, solo spiata con occhi socchiusi.
Ti andrebbe di… descrivermi cosa vedi?


Lei arrossì non poco.
Temeva che non avrebbe trovato le parole.
Guardava il riflesso, ma evitava lo sguardo di quella che al momento le sembrava una sconosciuta.
Chiuse gli occhi e per un attimo le sembrò che fosse l’immagine allo specchio a parlare…

Una linea. Una linea sinuosa attraversa il tuo corpo dalla caviglia sino al collo, passando per i fianchi. Un piede esile, forgiato da anni di danza classica mette in evidenza una caviglia fine e sottile. Di certo, non avrai mai fatto caso alla proporzione che caratterizza il tuo corpo, per anni ti sei lamentata di non essere abbastanza alta, ma lo sport (e qualche corsa dietro ai treni) hanno iniziato a scolpirti come una statua per far emergere quelle forme di DONNA evidenti adesso allo specchio.

I fianchi.
Dio solo sa che cruccio sono per ogni femmina ma osservali bene: li trovo la parte più protettiva del corpo. Fanno una leggera S, morbida, come se fossero una sciarpa di seta delicatamente appoggiata: perfetti sia da accarezzare e da stringere.
Il ventre e il basso ventre non sono neanhe loro perfetti. Non avrai mai la classica pancia piatta eppure è come se ci fosse armonia; non so spiegarti a parole queste linee, forse, imperfette, ma sono molto belle da osservare. Poco più su anche se solo leggermente iniziano ad intravedersi gli addominali (nonostante l’ardente cazzeggio in palestra).


Poi ci sono loro.
Avevi solo 11 anni quando prima di tutte le altre ragazzine sei diventata grande, diciamo così… O meglio: loro sono diventate grandi. Ma non molto ben accette quando frequenti una scuola cattolica: “Copri, non fare vedere, che non va bene”. E giù di maglioni coprenti come le calze 90 denari. Ma guardale ora osservandole attentamente: non potrebbero essere più belle. Leggermente asimmetriche forse ma la linea mediana che le separa è perfetta. Bellissima. I capezzoli sono di un colore rosato, tondi e anche loro se non perfetti… quasi. Da foto! Sì, da foto!
Non sarebbe l’unica.
Sopra i seni le scapole e il collo continuano la linea sinuosa. Perfetti da ritrarli anche in bianco e nero e con giochi di luce…


Le braccia.
Non ti sono mai piaciute. Nemmeno sottoponendole a mille esercizi in palestra…
Infine le mani. Soggetti di numerosi complimenti: perfette da suonare il pianoforte.
Non porti quasi mai lo smalto. Fregatene di ciò che diceva tuo padre da bambine. non sembreresti una donnaccia. Semplice vezzo femminile.


Ora, girati.
Proverò a descriverti quello che ho la fortuna di osservare.
La schiena è disegnata da una curva meravigliosa, merito anche del punto vita molto sottile (le mie amiche ti avranno sempre invidiato il modo in cui ti fasciano i vestiti… o la quasi assenza di cellulite)
“.

Ancora di spalle allo specchio sapeva che era giunto il momento.
Quello in cui avrebbe alzato lo sguardo. E forse, per la prima si sarebbe… vista.
Eccola.
Una perfetta sconosciuta.
Non li vide i segni di stanchezza. Quelli che sicuramente c’erano. Ma non lo fece quella volta. Non si giudicò. Notò la pelle candida, pulita. Struccata.
La bocca piccola e leggermente socchiusa: in un attimo può trasformarsi in una smorfia alla “bambina capricciosa” o in malizia, perché chissà cosa le passa per la testa…
I capelli color del grano stranamente più ordinati del solito: “Sono e sarò sempre la ragazza spettinata, mai in piega” era solita ribadire.
E poi…
Dritto negli occhi.
Gli occhi di una donna che non aveva ancora conosciuto: decisa, sicura di sè, forte delle sue stesse debolezze. Non era più necessario socchiudere gli occhi per spiarsi, non c’era più nulla di sbagliato o di brutto da guardare.
Un filo di luce nel suo sguardo la convinse che non era solo stato lo specchio a vederla così.
Era stato Lui, forse tramite lo specchio. Voleva solo mostrarle quello che lui stesso vedeva.
Non trattenne una lacrima che scese quasi per liberarla.
Piacere. Sì, sei proprio tu. Dovrai solo amarti per il resto della vita”.

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