“Vado a fare la doccia e in pochi minuti sono pronta…”
Non dissi altro ad Elena, la mia compagna di stanza, prima di entrare in bagno e rigenerarmi con l’acqua calda e il profumo del bagnoschiuma.
Terminato questo rito mattutino indossai l’accapatoio e uscii dal bagno trovandomi davanti un’immagine inaspettata: la mia collega indossava solo una leggera canotta turchese e un perizoma nero che rendeva ancora più tonde la sue natiche già perfette.
“Ma dove posso aver lasciato la spazzola? Eppure era sul mobile e ora non la trovo più…!”
stava bofonchiando tra sé e sé a voce alta e per questo non si accorse di me.
Non so cosa capitò nella mia mente, ancora oggi lo trovo inspiegabile, ma mi avvicinai a lei, le misi le mani sui fianchi e mi avvicinai ancora di più per farle sentire il calore della mia pelle ancora umida. “Ti aiuto io a cercarla, se vuoi…” e mentre sussurravo queste parole al suo orecchio lei si voltò, gli sguardi si incrociarono ed entrambe capimmo che avremmo fatto molto tardi in sala colazione.
In pochi istanti sentii la sua bocca morbida appoggiata sul mio collo, subito sotto l’orecchio, baciarmi con voglia. “Pensavo fosse un’idea solo mia…” sussurrò Elena lasciandomi senza parole. Non mi sarei mai aspettata che lei potesse provare alcun interesse nei miei confronti e io non mi aspettavo mi sarei eccitata nel trovarmela davanti mentre era ancora in intimo. Qualche fantasia verso alcune donne mi era già capitato di farla, come più o meno capita a tutte, ma non pensavo si sarebbe avverata in quell’occasione.
In questo turbinio di pensieri mi accorsi che Elena era scesa a baciarmi il seno sinistro tenendo con forza il destro: era un ciclone e io ero completamente preda delle sue (e delle mie…) voglie. Appoggiai quindi la mano sulla sua testa per sentire ancora più forte il risucchio sul capezzolo; sentivo i miei umori colarmi tra le gambe visto che ero ancora completamente nuda e a quel punto decisi di fare la mia parte.
Spinsi Elena sul letto, le abbassai le bretelline della canotta lasciando scoperti i suoi seni piccoli e proporzionati, feci cadere a terra l’accappatoio e andai sopra di lei per un lungo bacio e per dare inizio a quello che sarebbe stato uno scambio di piacere irripetibile: restando sdraiata su di lei mi girari aprendole le gambe e, allo stesso tempo aprendo le mie così da avere ciascuna la parte più intima, calda e bagnata dell’altra davanti alla bocca. Fu il 69 più eccitante della mia vita: per ogni colpo di lingua che davo procurandole piacere, ne ricevevo uno a mia volta con una perfetta sintonia. Godevo facendola godere e godevo perché mi stava scopando come mai nessun uomo era riuscito a fare prima.
Non cambiammo mai posizione perché avevamo scoperto che il sapore dei nostri umori ci piaceva in maniera totale ed inaspettata; con sospiri e ansimi soffocati dal piacere raggiungemmo insieme l’orgasmo leccandoci, succhiandoci e toccandoci a vicenda e si trattò di un orgasmo non paragonabile con nessun altro perché vissuto con un’intensità completamente diversa ed inaspettata. Ancora con i muscoli tremanti ci trovammo sdraiate nude l’una accando all’altra, il mio viso appoggiato al fianco di Elena e il suo appoggiato al mio.
Sì, ci rendemmo conto che la colazione sarebbe stata davvero necessaria.
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