La praticante

Seduta al solito posto nel primo scompartimento si stava osservando distrattamente nel riflesso nel finestrino. Le piaceva osservarsi nei riflessi perché era li che notava meglio i dettagli. Indossava gli occhiali neri e sembrava quasi una persona seria.

Le ritornò alla mente un incontro avvenuto qualche anno prima quando per un breve periodo era stata assunta come segretaria presso uno studio legale. Nonostante la laurea in legge ottenuta con il massimo dei voti, aveva deciso di non proseguire come avvocato perché non le interessavano i problemi legali degli altri. Il dominus (ovvero il capo) dello studio era un uomo sposato sulla quarantina, capelli scuri e occhiali. Non la faceva parlare troppo con i clienti dello studio perché si complimentavano per la giovane e simpatica segretaria che dava pareri legali gratis nell’anticamera.

Dovrebbe farlo lei, signorina, l’avvocato: ha il giusto piglio e la faccia da culo.

E l’avvocato rodeva. “Vieni qui, vai di là, sali su, scendi giù…” Era uno sbattersi continuo per farla stancare a più non posso e ricordarle che era lui ad avere le palle. Lei doveva solo contabilizzarle.

Poco prima di andarsene arrivò una giovane praticante che non aveva ancora finito gli studi, con un paio d’anni in meno. Capelli rossi e lentiggini. Occhi color nocciola, corporatura normale. Era quasi sempre in silenzio ma la trattava come se fosse il suo superiore.
Erano la sua presenza, i suoi modi di fare così fini e gentili che di tanto in tanto le scatenavano quel calore indescrivibile prendere possesso delle viscere. Così, senza volerlo, si ritrovava ad accarezzare la sua pelle, a stringere le gambe per calmare quel senso di indecente lussuria. Nessuna donna prima le aveva provocato questo effetto. Aveva sempre e solo frequentato uomini fino ad allora. Cosa che sarebbe successa anche dopo. E fu così, quasi con terrore la prima volta, da sola in quella stanzetta appartata, a ricercare dentro di lei lo sfogo a quel incandescente desiderio, di calmare la voglia di bagnato piacere che la sua silenziosa ma sensuale presenza avevano fatto esplodere dentro il suo corpo.

Un giorno, seduta al solito posto, mentre controllava il lavoro da sbrigare, così giovane eppure così attenta, era profondamente turbata dalla luce che emanava: attratta e nel contempo impaurita, e la cosa la eccitava non poco. Cercava in lei un dettaglio e mentre digitava sillabe incomprensibili sulla tastiera, osservava il suo corpo e le sue delicate fattezze, immaginando il calore che la sua pelle sprigionava all’interno del suo vestito, la pressione delle natiche sulla sedia che avrebbe voluto carezzare, quel dolce maglioncino un po’ largo che lasciava immaginare due turgidi capezzoli affiorare da sotto, che avrebbe voluto gustare senza tregua mentre lei, con voce tenue ma decisa, l’avrebbe implorata di non smettere.

Mentre cercava la sua bocca, così carnosa e umida, avrebbe rubato il suo respiro sempre più in affanno. Tutto d’un tratto si sentì viva. Sentì quel calore che dal profondo invadeva tutto il suo corpo; provava una sensazione molto piacevole, e il suo sesso pulsava di voglia, di desiderio. Lei era lì, che aspettava, che voleva… O forse no, forse era tutto nella sua testa, frutto solo della sua fantasia. Le urla dell’avvocato sempre più lontane e il suo corpo sempre più vicino senza nemmeno una spiegazione plausibile.

Sarebbe bastato far scivolare un mano lentamente verso l’apertura della camicetta per poi scendere fino all’orlo della gonna per trovare quello che tanto bramava. Sarebbe stata una questione di un secondo per godere e farla godere così come già la mia mente aveva immaginato… Corse in bagno e chiudendosi la porta alle spalle slacciò in fretta i pantaloni e con una mano pose fine a quella dolce tortura continuando ad immaginare che fosse lì, con lei, quella splendida creatura vogliosa di desiderio, pronta per essere morsa, annusata, assaggiata, mettendosi completamente nelle sue mani.

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