Una trasferta di lavoro come tutte le altre, della durata di circa 5 ore, si è trasformata in una giornata decisamente diversa dai piani.
“Che dici di una gita nella capitale della moda? Io lavoro e tu vai a spasso, poi mangiamo un boccone e rientriamo…” Con questo invito chiesi a Davide di accompagnarmi a Milano per una giornata. Per quanto lui non ami quella città, l’idea di una giornata fuori dalla routine gli piaceva parecchio. Partenza di buon’ora e tra una chiacchiera e l’altra e due colazioni si arriva in città.
“Sai… in realtà non dovevo lavorare, era solo una scusa per farmi accompagnare a fare shopping!“
“Stronza… Sapevo che mi fregavi!” Ovviamente era una battuta, anche se l’idea di fare shopping non lo rendeva propriamente felice…
Com’è come non è ci troviamo ad entrare e uscire dagli store delle maggiori marche con la mia gonnellina svolazzante e maglietta primaverile (outfit che, devo ammettere, era in grado di accendere i desideri più nascosti) che non perdevano occasione per regalargli piccoli attimi di piacere scoprendo il giusto le gambe o lasciando che la scollatura si aprisse proprio davanti ai suoi occhi.
Tra le mille tappe non può mancare quello che Davide ama definire “il mostro a 2 teste”: Zara.
“Dai entriamo che sicuramente troverò qualcosa di bello!” esclamo mentre lo trascino attraverso l’entrata. “Bella questa maglietta, questi pantaloni invece sono da vecchia… Con questa canotta… Mi salti addosso!” e avanti così per più di mezz’ora. Finalmente però scelgo qualche capo da provare e mi dirigo verso i camerini insolitamente vuoti.
“Dai accompagnami, tanto non c’è nessuno…“. La fantasia dei camerini era un po’ di tempo che la vivevamo, hanno sempre avuto qualcosa di eccitante. Il rischio di essere scoperti, un marito che mentre accompagna la moglie sbircia distrattamente, una commessa zelante che per dare un buon servizio si cala nei panni della personal shopper… E fu esattamente ciò che successe.
“Carina questa maglietta ma 14,99 sono soldi rubati! Via!… Invece come mi stanno questi pantaloni? Non mi fanno goffa?“
“Secondo me ti stanno bene… Ora direi benissimo visto che sono abbinati solo al reggiseno che fatica a contenere le tette!” Ovviamente scappò ad entrambi la risata scema e si alzò l’angolo della bocca…
“Mentre sei lì a fare nulla chiama la commessa, ho bisogno di un parere femminile.“
Tempo pochi secondi e Davide arrivò con la ragazza della provvidenza. “Ti donano questi pantaloni, hanno un taglio un po’ anni ’80 che ora va di moda e li porti bene! Le tue curve li accompagnano come meglio non si potrebbe!“
“Oddio davvero? Pensavo di essere cicciona per questi! Sei la mia nuova BFF!“
“Ma va, stai benissimo… Aspetta, sistemiamo in vita che… Ops… Cerniera bloccata!“
Assistendo alla scena Davide non resiste e scoppia a ridere! “Francesca che dici, chiamo anche un commesso ora che sei mezza nuda?” E giù a ridere…
“No tranquillo, ci penso io… Ma lasciando fare a te…” rispose la commessa a Davide mentre mi guardava con fare malizioso. “Tanto oggi non c’è molta gente e siete nel camerino più lontano. Aiutala tu, io sono all’ingresso del corridoio, a pochi metri…“
Non ci sembrava vero: non solo avevamo i camerini tutti per noi, ma c’era anche la commessa che faceva da palo! Senza chiudere troppo la tenda Davide si avvicinò per aiutarmi.
“Fra girati che sta cerniera è piccolissima… Tira la pancia!” Non prendersi in giro era impossibile.
“Scemo! Non devo tirare la pancia! Aspetta incapace, faccio io!… Ecco, fatto… Giù!”
In quel momento fu preso dalle vampate: davanti a se vedeva il mio sesso pulito e invitante che sembrava chiamarlo. Non riuscì a resistere e mi appoggiò al muro del camerino sollevandomi una gamba e iniziando a leccarmi con foga, con una voglia incontrollabile! Sentivo la sua lingua dentro di me e mentre giravo la testa nel tentativo di soffocare un gemito vidi, attraverso il riflesso dello specchio interno al camerino, la commessa che sbirciava in maniera molto poco discreta ma molto attenta a controllare che non arrivasse nessuno.
L’eccitazione era ormai incontrollabile! Davide mi leccava e mi masturbava con ritmo ma poi accadde ciò che non immaginavamo. La commessa si avvicinò al camerino e quasi sussurrando mi chiese nell’orecchio: “Ti spiace se lo aiuto?”
Quelle poche parole mi fecero avvampare e lei capì che l’idea non mi dispiaceva affatto. In un attimo avevo due lingue che mi leccavano mentre io faticavo oramai a stare in equilibrio, le gambe mi tremavano e il battito era a mille.
La commessa se accorse: “Siediti su questo pouf e lasciami fare…”
“Oddio… ma cosa… no, aspetta… oddiooooooo…”
Mi stava letteralmente scopando con la lingua mentre Davide le teneva i capelli liberandomi anche dalla costrizione del reggiseno. Godevo da morire ma non potevo urlare.
“Davide cazzo fai qualcosa, cazzo svengo…”
“Sto già facendo qualcosa, sto aiutando la tua nuova BFF a farti godere… Godi cazzo, godi! Le stai colando in bocca, lascia andare l’orgasmo!”
Le parole di Davide furono come la dinamite su una diga: in un istante presi la testa della commessa e la chiusi tra le mie gambe con la bocca premuta sulla mia voglia colante, irrigidii i muscoli per un tempo che mi sembrò eterno per poi abbandonarmi stremata sul pouf.
“Oddio… Sono viva?”
“Molto viva…” rispose la commessa con le labbra imperlate dei miei umori. “A questo punto direi che questi pantaloni devi comprarli, no? A proposito… Mi chiamo Cristina, se doveste di nuovo passare da questa parti, venite a trovarmi…” disse la commessa prima di rendersi conto dell’espressione esterrefatta di Davide che ancora non si capacitava di tanta bellezza davanti ai suoi occhi. Ma non era solo l’espressione e “tradire” i pensieri di Davide ma anche la sua erezione ormai incontenibile.
“Ma… Ti pare!? Non vorrai mica lasciarlo imprigionato lì dentro a soffrire! Ci parliamo noi con lui, vero Cris?” Dissi alla mia nuova amica con quella faccia da culo che solo io riesco ad avere in certi momenti e mentre slacciavo i pantaloni di Davide tirando fuori tutta la virilità avvicinandola alla bocca ancora vogliosa di Cristina.
“Aspè… Cosa ti sta passando per la testa?” Chiese lui a metà tra lo spaventato e l’eccitato.
“Ora vedrai… Anzi, sentirai…” Disse Cristina iniziando a prenderglielo in bocca.
Davide era assolutamente incredulo! Era completamente nella bocca di Cristina mentre io lo segavo tenendo contemporaneamente una mano sulla testa dell’altra donna per accompagnare il movimento.
“Vai Cris, succhiaglielo bene, voglio vederlo tremare come hai fatto tremare me…”
“Ora svengo…” Disse con un filo di voce Davide.
“Non devi svenire, devi venire…” Disse Francesca segandolo ancora nella bocca della commessa. “Schizzala!”
“Riempimi la bocca… Dai cazzo, riempimi la bocca!” Esclamò Cristina.
Non poteva più resistere: il caldo succo di Davide riempì la bocca di Cristina che continuò a pompare fino all’ultima goccia.
“Fra… Tocca anche un po’ a te… Succhia!”
“Subito!” E fu così che portai ad un livello ancora più intenso il pompino di Davide.
“Oddio basta, vi prego, non ce la faccio più… Tregua!” Implorò Davide.
Cristina, lanciando un’occhiata attenta nel negozio, si ricompose e ci disse: “Ora sapete dove trovarmi, quando tornerete a Milano mi dovrete non uno ma bensì due orgasmi. Sono a credito!”
“Torneremo prima che tu possa immaginarlo, promesso!” Dissi alla mia nuova BFF stampandole un bacio sulla bocca che ancora sapeva di noi.
Ah le nostre gite, che esperienze meravigliose!

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