In treno

Era una domenica pomeriggio ed eravamo di ritorno dal mare, verso le 17, stanchi e accaldati con l’odore della crema solare sulla pelle; troviamo uno scompartimento da 6, stranamente vuoto, e decidiamo subito che sarebbe stato il nostro rifugio per le successive 2 ore.

Lei non aveva altro che shorts e canotta bordeaux, capelli biondo cenere e gote arrossate: era eros ai ​​miei occhi!

Lasciata la stazione di Alassio e assicuratomi che non ci fosse troppo movimento in corridoio ho tirato le tende (non quelle del finestrino) e bloccato la porta d’ingresso con la chiave di chiusura; lei aveva un’espressione che stava a metà tra l’imbarazzo, la paura e la malizia, quella malizia che mi mandava fuori di testa (e lei lo sapeva).
Il bacio è arrivato timido e morbido, timidezza che lei non ha dimostrato quando ha abbassato prima una spallina e poi l’altra lasciando scoperti i seni da ventenne, candidi e sodi, con un segno dell’abbronzatura da capogiro e i capezzoli che puntavano dritti verso me: impossibile resistere al loro richiamo! Mi inginocchio tra le sue gambe e dedico ogni possibile attenzione a quella meravigliosa visione mentre lei tiene le mani sulla mia testa e mi da il ritmo: un sapore da vertigine misto all’ottovolante ormonale dei vent’anni che andava a sommarsi alla paura dell’arrivo del controllore.

Una sensazione da infarto!

Non riesco a smettere di baciarla, mi piace sentire il batticuore sincronizzato e i suoi brividi mentre scendo lungo la pancia, mentre sbottono gli shorts, mentre mi faccio strada verso lei… Inizio a sentirne il profumo, il sapore, il suo primo fremito e… Toc toc! Controllore!
Rossi in viso e con le palpitazioni ci rivestiamo (si riveste…) In fretta e furia e apro la porta: il controllore ci guarda in maniera severa ma si ammorbidisce quando l’occhio gli cade sulla scollatura e i capezzoli non fanno nulla per nascondere l’eccitazione ancora viva sotto la pelle. Chissà, non fosse salito nessuno alla stazione successiva magari poteva andare diversamente.

Ma se il controllore non fosse entrato? Non ci ho mai pensato in effetti. Facciamo un esperimento: il controllore non è passato e…

Il profumo della sua pelle e le sue  mani sulla mia testa mi emozionavano, mi agitavano e mi eccitavano: la sentivo mia, mi faceva sentire suo.

Avevamo voglia l’una dell’altro!

I suoi shorts sono scivolati a terra in un attimo, seguiti pochi istanti dopo dal costume che ancora indossava: a questo punto era lì, davanti ai miei occhi disordinatamente bellissima come mi era solo capitato di immaginarla prima. Ho iniziato ad inebriarmi del suo profumo, a sentire le papille gustative elettrizzate dal suo sapore, a volerla toccare ma avendo la sensazione che due mani fossero troppo poche per godere appieno del suo corpo, sentivo la sua lingua che scivolava sulle mie dita mentre io ero inginocchiato tra le sue gambe. Avevo voglia del suo piacere, che sarebbe stato per me il massimo in quel momento. Non la lasciavo nemmeno per un istante, la mia bocca era una ventosa sulla sua pelle, la lingua la stuzzicava a volte piano, a volte in maniera sfacciata, quasi volgare, sporca. Una sua mano non mi lasciava mai, anzi mi invitava a sentirla ancora, mentre l’altra indugiava sui seni giocando coi capezzoli.

Da lì a breve, giusto in tempo prima della fermata successiva, il suo piacere è arrivato violento e improvviso ma crescendo d’intensità come mai prima: ha sollevato i piedi dal pavimento appoggiandone uno sul sedile di fronte a lei e l’altro sulla mia spalla, come a volersi donare ancora di più di quanto non stesse già facendo. Sentivo il suo ventre tremare, i muscoli contrarsi mentre la testa continuava a girarsi a destra e a sinistra e provava – con scarso successo – a soffocare i suoi gemiti.

Mentre la calma tornava ad impadronirsi di lei io non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso e mi rendevo conto sempre di più che la sua bocca, i suoi seni, i suoi fianchi e le sue lunghe gambe erano per me… Eros.

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