A cena con altri quella sera il bianco e nero la faceva da padrone.
“Orgoglio. Finale. #Roadtocardiff“.
Anche nella testa di lui.
Ma erano quadri.
Non righe.
Della camicetta di lei.
Quella che avrebbe stracciato a morsi se avesse potuto, in mezzo a tutti, sul pullman.
Anche questo aveva qualche colpa non meglio identificata: frenava e accellerava con decisione così da permettere ai loro corpi di sentire meglio la pressione.
Erano così vicini… Alla distanza di un fiato.
Ma due occhi che ti guardano
Così vicini e veri
Ti fan scordare le parole
Confondono i pensieri…
“Non mi ascolti mai“.
“Ci provo giuro. Poi ti guardo. E mi perdo. Giuro, mi fanculizzerei da sola ma non lo faccio apposta. Come quando mi sveglio e provo a pettinarmi… Almeno ci provo….“
“Allora provaci, ad ascoltarmi…“
“Ho voglia di… Anche solo sfiorare la mia voglia contro la tua per sentire che nessuna sensazione al mondo può minimamente assomigliare a questa.“
“Ah ti assicuro che anche la pizza…“
“Tu sei la pizza. E io ho fame…“
“Ah…“
“…e ho voglia di sussurrarti all’orecchio quanta voglia ho di sentirti dentro di me.“
“Posseduta?“
“Meglio. Come bere un bicchiere di vino rosso: nemmeno a metà bicchiere so già che berrò il secondo e divento leggera, senza paura alcuna. Sento il mio corpo che vibra e non aspetta altro che il tocco per saziare la voglia di… bere altro vino rosso, perdere consapevolmente il controllo…“
Non era nemmeno necessario tentare di spiegarlo.
Lui la percepiva la sua voglia e provò ad afferrarla facendole scorrere una mano nella camicetta, stuzzicando il capezzolo ma sapendo che non era certamente quello l’obiettivo. Il vero obiettivo si trovava più in basso, dove lei avrebbe leggermente divaricato le gambe.
Nemmeno la signora dietro di loro si sarebbe accorta del piacere che stavano dando uno all’altra; o forse, accorgendosene, avrebbe guardato incuriosita quei due chiusi in un’altra dimensione, in un altro mondo, il loro mondo.
Lei era decisa ad ottenere quello che voleva e mentre la mano di lui premeva fra le sue gambe lo fermò, gli slacciò la cintura e aprì la patta dei pantaloni, si avvicinò sfiorandolo appena e continuando delicatamente con una mano per poi avvicinare la bocca e… sentirlo.
Bagnandolo, solo con la punta… Fino ad insistere, aumentando il ritmo sempre accompagnato dalla mano di lui sulla nuca. Era decisa a non fermarsi e così fece: continuò alternando delicatezza e decisione con discese profonde fino a che non sentì il piacere di lui esploderle in bocca, senza riserve e senza paure.
Il pullman aveva finito la sua corsa e si era svuotato, erano scesi tutti, guidatore compreso per la pausa sigaretta.
E loro erano lì, di nuovo a compiere la magia: fermare il tempo, afferrare le voglie e… liberarsi.
Liberarsi dalle paure, dalle voglie, dai doveri, dalle regole! Proprio lì, lontano dalle consuetudini, dove di solito succede la vita.
Ti è piaciuto questo racconto?
Clicca sulle stelline e fammelo sapere!
Valutazione media 4.5 / 5. Conteggio stelline: 2
Per ora non ho ancora ricevuto voti per questo racconto. Vuoi essere il primo?


