“Che dici, prenotiamo un weekend di relax e piacere?”
“Ah non lo so, sei tu l’indeciso… Oggi mi vuoi uccidere domani mi vuoi regalare la luna! Fai tu…”
“Scema…”
“Scemo…”
Il weekend di relax era stato organizzato secondo le solite modalità: a caso e per caso. A caso perché si andava via senza sapere a fare cosa (o almeno, questo era ciò che pensava Francesca…), per caso perché si erano trovati senza farlo apposta in quel piccolo boutique hotel immerso tra le colline dei vigneti più belli del mondo.
Partiti il sabato pomeriggio per godersi il viaggio prima ancora che la mèta, si erano trovati nella corte dell’albergo a bere un aperitivo eccezionale con etichette di vino da standing ovation, chiacchierando del più e del meno delle varie situazioni sentimentali delle coppie che frequentavano.
“Secondo me, quei due, non c’entrano niente l’uno con l’altra!” Sentenziò Francesca.
“Sì, in effetti ho visto coppie più affiatate di loro… Ma magari hanno trovato il loro equilibrio, no?” Ribatté Davide.
“Equilibrio? Quei due hanno bisogno di scopare un po’, non di trovare equilibrio!” Il tatto di Francesca era proverbiale.
“Ecco, appunto… Hai usato un eufemismo che calza a pennello.” Disse Davide ridendo.
“E magari avrebbero bisogno anche di un weekend di relax come i nostri…” Aggiunse Francesca.
“Quello dovrebbero farlo tutti, nessuno escluso, per stare meglio.” Affermò Davide.
Dall’aperitivo alla cena, da un’Alta Langa ad un Nebbiolo, il passo è stato breve e dopo aver goduto delle meraviglie della cucina senza farsi mancare nulla, compresi sguardi ammiccanti e battute maliziose, lui le disse: “È tardi, domani mattina abbiamo la prima activity che ci aspetta, alle 8:30 devi essere pronta!”
“Ma come alle 8:30? Ma io voglio dormire! Voglio rilassarmi! Perché devo avere la sveglia come se fosse lunedì?” Rispose Francesca contrariata.
“Perché ho prenotato una colazione gourmet e non possiamo perdercela! Ho speso una cifra assurda e so che ti piacerà moltissimo! Tutta alta pasticceria, roba da stelle Michelin, Gambero Rosso e chi più ne ha più ne metta. Roba che Iginio levati proprio!” Affermò Davide con tutta la carica e l’energia possibile.
“Sarà… Ma a me girano le palle…” Francesca fu laconica.
“Pazienza, ora dormi.” Pietra sopra e buonanotte.
Alle 8:30, puntuale come le tasse, la “colazione” bussò alla porta: “Buongiorno, sono Gabriella. Sono qui per il massaggio total body prenotato a nome della Signora Francesca. Posso entrare?”
“Prego Gabriella, si accomodi. Prepari pure tutto…” Davide fece gli onori di casa.
“Ma…Cioè… E… No… Cioè, non no, sì… Ma non capisco…” La confusione di Francesca è proverbiale tanto quanto il tatto di cui sopra.
“Ok, ti spiego: la tua colazione altro non è che un massaggio total body che eseguirà la signorina Gabriella nella nostra camera. Ti ricordi del tuo massaggio alle terme di qualche anno fa? Ecco, questo sarà meglio. Mentre tu ti spogli e ti prepari io prendo la mia roba e vado al bar. Mandami un messaggio quando avrete finito”.
“Ma come? Vai via?” Chiese Francesca.
“Certo. Il massaggio è tuo e devi godertelo al 100%, vero Gabriella?” Occhiolino alla massaggiatrice, fatto.
“Naturalmente. Sarà un’ora di relax e piacere. Molto, piacere.” Occhiolino di rimando, fatto.
E Francesca, muta.
Chiusa la porta alle spalle, Davide si dedicò al suo cappuccino e cornetto al bar accompagnando la colazione con le ultime “notizie” date dai social. Anche questo aspetto per lui faceva parte di un weekend di relax.
Dopo un’ora, puntuale e curioso nella stessa misura, tornò in camera: “Come è andata? Come è stato? Gabriella si è meritata il tuo grazie?” Chiese subito a Francesca che sembrava vivere in una realtà parallela.
“Allora… Guarda… Te lo racconterò tutto d’un fiato, senza rispondere alle tue domande. Accetti?”
“Accetto… Vai…”
“Chiudi gli occhi e immagina di sentire dita esperte scivolare sulla pelle. Un respiro lento, l’aroma di oli caldi che avvolge la stanza.
Gabriella inizia con tocchi morbidi sui piedi, risalendo con movimenti sinuosi, come onde che accarezzano la riva, sciogliendo ogni nodo di tensione. Il massaggio sale verso le gambe, dove le mani si fanno più energiche. Scivolano dalle caviglie, risalendo con frizioni lunghe e profonde, le mani si muovono con una delicatezza decisa lungo i fianchi, disegnando cerchi lenti sulle cosce dall’esterno verso l’interno, avvolgendo i muscoli indolenziti.
Il piacere aumenta quando arriva alle natiche: tocchi decisi, che sciolgono la tensione nascosta, riscaldando i tessuti con un ritmo che ti fa sentire forte e desiderabile. Mentre ero sdraiata a pancia in giù, in quel momento le gambe si sono leggermente aperte in maniera quasi involontaria. È stato come se volessi concedere la mia parte più intima a Gabriella, come se fosse un segno di riconoscenza per come mi stava facendo sentire e allo stesso tempo una richiesta indiretta di farmi provare più piacere ancora. Questo viaggio sensoriale stava assumendo un tono ancora più intimo (nel senso letterale del termine…) e avvolgente, consentendomi di concentrarmi solo sul suo tocco. Sentivo il calore espandersi mentre i palmi salivano con un ritmo profondo e avvolgente, come se mi stessero cullando. Sulla schiena, il calore degli oli si intensifica: le mani lavorano con maestria, seguendo la colonna vertebrale, come un pianista sui tasti. Dalla zona lombare, risalgono fino alla cervicale, sciogliendo quel fastidioso nodo di stress accumulato: quando si concentra sulle spalle mi sento libera da ogni peso.
Le sue mani danzano sulla mia pelle, un momento di puro, meritato piacere in cui ero l’unica protagonista. Mi sono abbandonata completamente. Il tocco si fa più lieve e cauto: il collo viene accarezzato con sfioramenti che rendono la mia testa pesantissima e leggerissima allo stesso tempo: una sensazione meravigliosa e mai provata prima.
Mi giro, offro a Gabriella il mio fronte, il mio lato A completamente abbandonato e pronto a sentire le sue mani. Scende sul petto e sul décolleté, i movimenti sono di una delicatezza sublime, cerchi morbidi che quasi non sento, ma che infondono una pace profonda e dei brividi difficili da descrivere. Le mani disegnano cerchi perfetti intorno ai seni che vengono “abbracciati” da tutte e dieci le dita che sfiorano e pizzicano i capezzoli, turgidi come raramente è successo, cosa che involontariamente mi fa sollevare il bacino come se chiedessi una carezza che solo un’altra donna avrebbe potuto farmi.
Dai seni, infine, le mani si spostano sulla pancia con movimenti dolci e decisi che mi avvolgono in una sensazione di profondo benessere interiore (e non solo).
Ha poi terminato con un massaggio appena accennato tra le gambe, sfiorandomi il clitoride e le grandi labbra ma senza portarmi all’orgasmo. Ero letteralmente in un’altra dimensione, completamente abbandonata a me stessa.
Ed è per questo che ora, tu, mi concederai il mio orgasmo: voglio che tu mi guardi e mi sfiori. Te la senti?”
Davide non riuscì a rispondere, fece solo sì con la testa.
Francesca aprì l’accappatoio bianco, era nuda su un letto soffice che sembrava una nuvola, i capezzoli ancora turgidi e i suoi umori si vedevano senza nemmeno aver bisogno di passare le dita sulle labbra. Reclinò la testa afferrando il seno con la mano sinistra, stringendolo e pizzicando il capezzolo, mentre la mano destra scendeva tra le gambe sfiorando il suo piacere e concentrandosi sul clitoride. Le dita andarono più in profondità, si bagnarono per dedicarsi alla voglia che cresceva sempre più.
Era occhi negli occhi con Davide. Godevano entrambi l’una con l’altro. Incrociarono le dita, strinsero le mani e chiusero gli occhi.
Le gambe di Francesca imprigionarono la mano che continuava a masturbarla nonostante la stretta fino a che l’orgasmo arrivò in maniera travolgente lasciandola poi lì, senza più forze ma con un senso di relax e piacere mai provato prima.
“Questa è stata la colazione più incredibile della mia vita… Ma ora ho fame davvero!” Il proverbiale tatto di Francesca. E forse era anche questo suo aspetto a conquistare Davide ogni giorno.
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